Salute mentale, il parere di Joxean Matxín: “I giovani ora sono più consapevoli, sanno cosa vogliono e cosa no”

Joxean Matxín interviene nel dibattito riguardo i giovani che si ritirano per problemi legati alla salute mentale. In un ciclismo che corre sempre più veloce e che tende sempre più all’esasperazione di alcuni aspetti nella ricerca meticolosa dei dettagli che portano all’eccellenza, negli ultimi anni si è visto sempre più talenti esprimere il loro disagio riguardo le loro condizioni psicologiche, portando in alcuni casi anche ad un prematuro ritiro. Le ragioni sono molteplici e chiaramente entrano in campo anche alcuni aspetti personali e soggettivi, ma è evidentemente un tema comune che bisogna affrontare e che alcune squadre si trovano ad affrontare con maggiore attenzione, considerando anche la tendenza di andare a prendere i talenti sempre più giovani rispetto al passato.

Un aspetto questo tuttavia che l’esperto dirigente della UAE Team Emirates XRG ritiene in qualche modo superato. “Credo che ora i giovani siano più consapevoli, nel bene e nel male. Sono una minoranza, ma sono consapevoli di ciò che vogliono e di ciò che non vogliono”, spiega a Marca rispondendo negativamente alla domanda se secondo lui ci saranno ancora molti ritiri da parte di corridori giovani.

“Prima forse c’era chi lo faceva a 26 o 27 anni perché aveva meno informazioni su ciò che voleva e ciò che non voleva – prosegue il mentore di Tadej Pogacar – Ora i talenti e i giovani hanno più informazioni. E quelle informazioni, chiamale dati o come vuoi, non possono essere sinonimo di esperienza. Prima serviva l’esperienza per imparare certe cose e ora si hanno informazioni senza bisogno di attingere a quell’esperienza. Quindi, credo che ora ci siano più informazioni e che siano più consapevoli, nel bene e nel male”.

Una percezione che cambia, secondo Matxin, anche dal punto di vista, generazionale e personale: “Noi forse lo vediamo come un male e loro come un bene, perché è ciò di cui hanno bisogno, ciò che vogliono, la decisione che hanno preso. Sono cose più personali: bisognerebbe indagare le cause di ciascuno”.

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